Sardegna al voto tra la vecchia politica, i nuovi cacicchi e la sinistra senza coraggio (e intanto Uras scrive oscure letterine dorotee)

Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinmailFacebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinmail

di Vindice Lecis

Il Pd rilancia e Uras scrive. E’ di pochi giorni fa la notizia che una formazione chiamata Campo Progressista – ex Pd e malpancisti della fu Sel – tramite il suo più elevato rappresentante in Sardegna, l’ex senatore Luciano Uras, ha scritto a un certo numero di forze politiche per chiedere “incontri bilaterali”. L’obiettivo di questi conciliaboli sarebbe quello di “avviare un’intensa attività di dialogo e proposta tra forze politiche di cultura libertaria, democratica, progressista, di sinistra, autonomista e indipendentista”.

Non è chiaro se Uras creda sinceramente a questo tentativo. O meglio se ce la racconti tutta la verità. Perché dietro questa sorta di furbetta chiamata alle armi contro l’immancabile pericolo populista, si intravvede la costituzione di una sorta di partito della nazione al pane carasau, zattera dei disperati, ciambella di salvataggio lanciata al Pd (anche Soru ha previsto che il suo partito rischia di non entrare in consiglio regionale) che non ha né programmi e né candidati spendibili.

L’operazione appare di corto respiro. In primo luogo, perché la lettera – a quanto si apprende dalla stampa –  è già un capolavoro di equilibrismo, di tattica dorotea e di felpata cautela cardinalizia, tra il dire e il non dire. Ad esempio, il giudizio sulla gunta Pigliaru “è articolato e complesso, sul piano politico fatto di luci e ombre”. Uras però scolpisce che il rimpasto (lo chiama pudicamente “riassetto di medio termine”) “più che rilanciare l’azione di maggioranza e giunta ha creato squilibri e tensioni”. I motivi per i quali il centrosinistra sia stato sconfitto ovunque, anche in Sardegna, non sono chiaramente indicati, ma vengono derubricati ad oscure “questioni di metodo e di merito che non possiamo tardare ad affrontare”. In Sardegna comunque “sono state fatte cose di rilievo ma la percezione è che sia necessario fare di più”. Restano non conosciute le posizioni su legge urbanistica, rilancio dell’autonomia, riforma della rete sanitaria, zone interne e questione dei trasporti. Oltre alle valutazioni su questi anni di centro sinistra che hanno aperto in Italia le porte al governo giallo-verde.

L’unità è sempre tra diversi, ma quando è troppo è troppo. La lettera è indirizzata infatti a formazioni alternative tra loro. Come il Partito comunista italiano e Rifondazione comunista che hanno giurato “mai più col Pd” e sono ancora in gramaglie per aver appoggiato Pigliaru. Come i Rossomori, usciti dalla giunta regionale e che dividono il proprio tempo tra tavoli autodeterminati e mani libere. O ancora come Sinistra Italiana e Mdp-Art. 1, fratelli lacerati da insanabili contrasti proprio sul rapporto con il Pd: il partito di Fratoianni in Sardegna è all’oppposizione della giunta Pigliaru, il secondo ne fa invece parte. Accanto a queste formazioni, Uras ne coinvolge altre. Nell’ordine: l’Italia dei Valori; l’ Upc (Unione popolare cristiana) di Antonio Satta, eterno sindaco di Padru, formazione assai centrista; il Partito socialista, Italia in comune del sindaco di Parma Pizzarotti e, per ultimo come le star, il Partito dei Sardi.

L’idea di Uras – e del Pd – è con tutta evidenza quella di salvare il soldato Pigliaru se proprio vuole ricandidarsi. Ma in realtà è quella di lanciare in orbita la più spendibile e scintillante risorsa di Massimo Zedda, lo scalpitante e ambizioso sindaco di Cagliari ora ancora nella parte del “riluttante”. Per compiere questa operazione si sta riproponendo la sciagurata illusione di resuscitare un morto: il fu centro sinistra un po’ più allargato che, a livello nazionale e regionale, si è fatto interprete di scelte politiche e di governo sbagliate, antipopolari, feroci e odiose. Dal lavoro alla sanità, dai trasporti alle zone interne per la Sardegna il voto è largamente sotto la sufficienza.

In questa operazione la chiave di volta è la presenza proprio del Pds di Manichedda, che dopo aver persino stilato una Costituzione sarda e avviato la procedura di stare al governo ma anche all’opposizione, non nasconde l’ambizione di candidare il suo inquieto leader.

Uras – e il Pd – parlano di una indefinita “nuova coalizione programmatico-politica” e di andare anche oltre il centro sinistra. Una grande ammucchiata senza coordinate precise non andrà però da nessuna parte.

La sottovalutzione della crisi di rigetto contro la vecchia politica, interpretata dal Pd (partito-regime in Sardegna) e dalla affaristica e fallimentare destra berlusconian-sardista è evidente dal linguaggio utilizzato nella lettera di Uras. Che, nonostante i disastri, continua a vedere nel Pd un baricentro insostituibile: questo è il punto invece discriminante sul quale si deve fondare o meno una nuova politica.

Qualcuno potrà osservare: che cosa fare allora? Anzitutto non cascare in questa banale trappola. Alla variegata sinistra che a pochi mesi dalle elezioni non ha ancora definito uno straccio di posizione unitaria, ho pochi consigli da dare. Vorrei che pensasse in grande e parlasse a tutto il popolo sardo. Sarebbe stato bello che le forze davvero alternative al Pd si fossero già incontrate e avessero chiamato a raccolta il popolo sardo per una grande assemblea programmatica, per dare speranza, battere Pd e destra di varia osservanza e contendere al M5S la guida della Regione. Ma per farlo bisogna avere idee e il coraggio di disotterrare l’ascia di guerra. Per il momento non vedo nulla che si agiti, se non le fregole elettoralistiche di qualcuno – in specie cacicchi o satrapi municipalistici – che bussano di porta in porta a proporre sè stessi e ipotetici pacchetti di voti.

Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinmailFacebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinmail

Be the first to comment on "Sardegna al voto tra la vecchia politica, i nuovi cacicchi e la sinistra senza coraggio (e intanto Uras scrive oscure letterine dorotee)"

Leave a comment