di Vindice Lecis
“Giorgia Meloni si è limitata a fare la cortigiana di Trump e non ha mosso un dito” ha detto testualmente Landini suscitando voci scandalizzate da chi, solo poco prima, vale a dire la stessa presidente del Consiglio, aveva accomunato la sinistra ad Hamas e al terrorismo.
“Al di la del lessico, che può apparire discutibile, perché tanto scandalo – commenta Fausto Durante, segretario della Cgil sarda – per una frase che rappresenta ciò che è realmente accaduto. Meloni alza una cortina fumogena perché sulla pace in Europa e sul genocidio a Gaza il governo italiano non ha avuto mai una posizione autonoma dagli Usa, anzi è stato inerte e complice arrivando in Europa a votare in modo entusiastico il folle piano di riarmo che distruggerà le economie nazionali, foraggerà i signori della guerra e cancellerà quello che resta di diritti e stato sociale”.
Fausto Durante, pugliese, sindacalista di lungo corso, saggista (suo un fortunato libro sulla riduzione dell’orario di lavoro) e protagonista di diverse fasi della storia della Cgil nazionale. Conosce bene Landini col quale ha collaborato nella segreteria nazionale della Fiom (non mancando discussioni). In questa intervista per fuoripagina ci spiega i motivi della nuova grande mobilitazione della Cgil del 25 ottobre a Roma.
Il clima è pesante, intimidatorio verso chi si oppone. E sembra tornare la strategia delle bombe, come l’attentato della scorsa notte al giornalista Ranucci.
“Al giornalista Ranucci voglio dare la massima solidarietà della Cgil sarda, solidarietà non formale perchè lui e altri sono spesso sottoposti a un linciaggio e un’intimidazione gravissima che riguarda proprio la libertà di informare e di essere informati”.
Con un autunno di mobilitazione volete dare una spallata al governo?
“Il sindacato vuole portare al centro del confronto e delle scelte ciò che il governo invece non fa: lavorare per la pace e contro la guerra, sostenere la sanità e la scuola pubbliche, cambiare radicalmente le politiche sul lavoro, oggi solo precario, rilanciare l’apparato industriale in crisi verticale, sostenere i ceti deboli, restituire ai lavoratori e ai pensionati i soldi sottratti da un sistema fiscale che schiaccia il lavoro dipendente”.
Meloni vanta sondaggi ancora favorevoli ma appare spaventata, innervosita dal risveglio popolare, dalle proteste di piazza che svelano un Paese preoccupato e arrabbiato.
“Se guardiamo ai risultati del suo governo in questo triennio, i risultati fallimentari sono evidenti benché occultati da una narrazione falsa. La verità è che questa destra è nemica del popolo e della classe lavoratrice e lo dimostra in ogni scelta. La nostra mobilitazione del 25, che segue quelle per la pace e contro il genocidio, vuole imporre scelte diverse.Vediamole insieme.Anzitutto diciamo no all’economia di guerra e a questo folle piano di riarmo europeo. Le guerre, dal genocidio della popolazione palestinese sino al conflitto in Ucraina, anziché essere fermate, si inaspriscono e rischiano di allargarsi fino alle conseguenze più estreme e irreversibili. Al contempo, la guerra commerciale scatenata da Trump contro l’Europa da minaccia si è trasformata in realtà, a causa dell’arrendevolezza della Commissione e dei Governi europei, a partire da quello italiano”.
Siete stati timidi nei primi anni del governo Meloni?
“Niente affatto, siamo almeno due anni che denunciamo e ci mobilitiamo contro le scellerate politiche dell’esecutivo. Il 7 ottobre del 2023 eravamo in piazza insieme alle organizzazioni della società civile che aderiscono alla via maestra”.
Volete essere il perno di una coalizione sociale?
“Non è sbagliato pensare a unire, a organizzare il conflitto e la mobilitazione per cambiare radicalmente lo stato di cose esistente. Che non ci piace”.
La pace e l’economia di guerra ha detto sono il primo obbiettivo. Andiamo avanti…
“Al centro rimettiamo la battaglia salariale. Salari e stipendi sono i più bassi in Europa. La gente, il popolo, vive una crisi nera. Il lavoro povero sta caratterizzando ogni aspetto dell’esistenza, così come la precarietà e il sommerso. Serve anche un salario minimo legale”.
Avevano promesso di eliminare la legge Fornero e invece…
“Invece aumentano l’età pensionabile. Andare a 67 anni e tre mesi con 42 anni di contributi è devastante. Nella nostra piattaforma diciamo che vogliamo superare la legge Fornero; introdurre una pensione contributiva di garanzia per giovani, precari e discontinui; garantire il riconoscimento dei lavori gravosi, usuranti e di cura; congelare l’aumento automatico di tre mesi dell’età pensionabile previsto dal 2027; parificare le condizioni di accesso al TFR/TFS e rivedere i tagli alle aliquote di rendimento per i dipendenti pubblici”.
Come salvare dunque il welfare, lo stato sociale frutto di grandi conquiste sindacali e politiche?
“Siamo convinti che si tratti di una battaglia fondamentale per l’oggi e per le future generazioni. Il piano di riarmo dell’UE e l’impegno assunto in sede NATO per portare la spesa militare al 5% del pil entro 10 anni, avallati dal Governo Meloni, equivalgono per l’Italia a passare da 45 miliardi nel 2025 a oltre 146 miliardi annui nel 2035. Nei prossimi dieci anni, l’Italia spenderà, complessivamente, quasi 964 miliardi per il riarmo. Diciamo dunque di no!Risorse tolte allo stato sociale, alla sanità.
Dove trovare i soldi allora?
“Bisogna prenderli dove sono: tra gli extraprofitti e i profitti, nelle rendite e nelle grandi ricchezze, combattendo evasione fiscale e contributiva; bloccando scelte inique come flat tax, condoni, sanatorie e concordati. Serve l’opposto di quello che fa questo governo che, invece, prosegue nella fallimentare scelte dell’austerità. A senso unico, direi”.
Sarà una battaglia dura: a destra non vogliono sentire parlare di tassare i patrimoni e banche.Perché spremono i soliti noti.
“Siamo pronti a farla questa battaglia e a spiegarla al popolo italiano.Anche sul lavoro non sembra ci siano grandi novità.Nove contratti su dieci sono a tempo determinato. Che futuro hanno le nuove generazioni?”
Sei il segretario della Cgil Sarda. Qui la crisi industriale è più forte che altrove.
“Molto grave e con risposte evasive o sbagliate. Abbiamo avuto col ministro Urso quattro riunioni sull’indotto Sulcis, Portovesme srl, Sideralloys e Euralluminia. Ma non ha saputo altro che proporci di mandare i lavoratori in esubero nella Rwm, la fabbrica che produce bombe. Vorrei solo ricordare che il 27 dicembre dello scorso anno Urso e la sua collega Calderone avevano annunciato durante una passerella che piombo, zinco e alluminio erano strategici. Nove mesi dopo invece nulla di nulla”.
A proposito della Rwm: si parla di produzione a Domusnovas dei droni kamikaze. Che cosa dice la Cgil?
“Siamo contrari. Che si realizzino invece droni per incendi, per la sensoristica non strumenti di morte. In una regione che da sola si fa carico di due terzi delle servitù militari di tutto il paese e che si dichiara giustamente terra di pace e di sviluppo economico etico e solidale, la RWM dovrebbe dichiararsi disponibile a una diversificazione delle proprie attività proponendo anche nuove produzioni con applicazioni e usi civili, utili per l’insieme della società. No all’isola delle bombe”.
Ma parlare di industria oggi in Italia è come stilare un bollettino dei fallimenti.
“E’ da tre anni, 34 mesi, che registriamo un calo della produzione industriale del 4% quando invece in Spagna assistiamo a una crescita. La verità è che in Italia non ci sono idee e proposte e finanziamenti per sostenere la crescita industriale. Prendiamo l’automobile: siamo passati dall’essere il settimo paese produttore al mondo alla svendita della nostra industria.. Così è per il tessile e altri settori un tempo strategici. Questo è il declino del nostro Paese”.
Restando in Sardegna: un giudizio dopo un anno e mezzo di giunta Todde.
“Si comprende come la sua azione in questa fase sia stata condizionata dalla bomba a orologeria della decadenza che ha determinato incertezze. Nonostante questo, negli ultimi mesi siamo riusciti a firmare un protocollo sulla sanità assai importante. Noi abbiamo messo al centro l’utilizzo di tutte le componenti del settore per migliorare un sistema che ora non fornisce risposte e che produce gravi danni alla popolazione che rinuncia a curarsi”.
Sulla sanità basta davvero un protocollo?
“No di certo, è un primo passo per responsabilizzare tutte le componenti. Entro ottobre faremo il punto con la regione. Tenendo presente che noi vogliamo: azzerare le liste d’attesa, ridurre i tempi per gli esami e gli interventi, migliorare le condizioni degli operatori, un piano straordinario di assunzioni e nuove tecnologie. La sanità per noi è assolutamente centrale”.
Altro tema è la questione energetica. La Cgil che cosa vuole?
“Togliere alle imprese energivore l’alibi del costo è fondamentale. Dopo gli anni gettati al vento dalla giunta Solinas possiamo aprire una nuova fase politica industriale. Che nel nord Sardegna è ancora la chimica verde”.
Pale eoliche, pannelli solari. C’è isteria ma anche preoccupazione.
“Serve un mix di fonti. Non siamo assolutamente d’accordo nel consentire distese di pale eoliche e pannelli solari. Serve l’equilibrio tra metano, rinnovabili, idroelettrico e, in prospettiva, l’idrogeno. Un insieme di fonti che presuppone idee chiare che non sempre ci sono. Altro che scorciatoia sul nucleare che il governo vuole imporci e già respinto dal referendum popolare. La Sardegna non può più aspettare”.

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