Il No dell’Italia, Meloni si sveglia con l’avviso di sfratto

Le faccine di Giorgia Meloni sui banchi del governo
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Di Vindice Lecis

Il NO ha vinto. Il governo con la sua crociata contro l’indipendenza della magistratura subisce un rovescio. Il NO conquista il 54% dei suffragi con più di 14 milioni di voti,  in una consultazione che ha visto, dopo tanti anni, gli italiani tornare ai seggi, con una percentuale di votanti vicina al 60%.

Una sconfitta storica, pesante, indiscutibile.

Travolti Giorgia Meloni, il sistema militar-industriale, l’apparato informativo radio televisivo Raiset e i giornali furbetti (gran parte dei nazionali e molti dei locali), i transfughi de sinistra.  Le menzogne sistematiche non sono bastate.

E’ anzitutto una vittoria morale del popolo italiano che ha cercato disperatamente  un rinnovato rapporto con la propria Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.

Costituzione che va applicata e non solo difesa, sia chiaro.

La destra che governa il Paese ha subìto la prima sconfitta netta, decisa, clamorosa. Per Giorgia Meloni, il suo gruppo dirigente inadeguato e oscuro, per quanti avevano scommesso in un cambio che avrebbe aperto le porte alla legge elettorale truffa e al premierato, questo lunedì 23 marzo è certamente un giorno nero.

Meloni ha ricevuto un chiaro avviso di sfratto. 

Tutto ciò che tocca diventa un danno all’Italia. Che ha trasformato, più di quanto non lo fosse in precedenza, in una colonia servile degli Usa e zerbino del folle presidente Trump. Umiliando la coscienza civile degli italiani sostenendo il governo genocida di Israele. Che ha sostenuto tutte le pratiche demenziali dell’Europa con le sanzioni suicide alla Russia che,  invece, si sono ritorte  contro il popolo dell’Occidente.

Meloni senza troppi contrappesi adeguati e in mezzo a un rivoltante conformismo tipico di un regime, ha sdoganato l’idea di uno stato autoritario, ha peggiorato il sistema pensionistico, ha tagliato su scuola e sanità.

L’ultima sceneggiata sulle accise è stato uno schiaffo all’intelligenza delle persone.

Il No al referendum non è, dunque, soltanto un netto e chiaro pronunciamento per tutelare l’indipendenza della magistratura e difendere la Costituzione. E’ soprattutto un giudizio sul governo da parte degli italiani. Che l’hanno clamorosamente bocciato.

Questa campagna referendaria sarà certamente ricordata come una tappa della resistenza contro questa pessima destra. Non solo, però. Gli italiani hanno detto chiaramente come la pensano sulla guerra e l’economia. Sui prezzi e le bollette alle stelle. Sul lavoro e sulle pensioni. Su un governo che non sa far funzionare nulla.

Meloni sarà anche intelligente e furba come dicono, ma non è capace di trasformare la pittoresca propaganda in azioni di governo efficaci. I suoi ministri sono parodie, figuranti.  I suoi vice Tajani e Salvini non brillano per acume e operatività ed espongono il Paese a brutte figure continue. Per non parlare del lobbista Crosetto, di Nordio capofila del disastro, Giuli, Urso, Lollobrigida, Valditara, Piantedosi, dell’inquisita Santanché e altri. Non infierisco sul sottosegretario Delmastro e il suo ristorante con la prestanome del camorrista. 

Su La Russa inopinatamente seconda carica dello Stato (grazie ai maneggi di Renzi) invece bisognerebbe soffermarsi quando sarà il momento.

Sono la comunità di destra come piace loro definirsi, reazionari col pallino di voler governare contro una parte dell’Italia. Fallisce con questo NO anche quella cosiddetta generazione Atreju , nidiata giovanile tenuta insieme da una melassa indigesta di fascismo crespuscolare, di letture mal digerite, pratiche magiche, miti norreni, deità pagane Un pasticcio imbarazzante pur di far dimenticare la matrice neo fascista. 

Nel mirino avevano messo la magistratura prima di passare al resto.

Siccome non crediamo nella capacità autocritica della destra, non ci attendiamo analisi interessanti e decisive .

Tuttavia, nel centro sinistra o campo largo che dir si voglia, l’alternativa deve essere ancora costruita. In questa campagna bisogna dare atto alla Cgil anzitutto, all’associazionismo democratico e di massa e anche ai partiti naturalmente. Ma l’alleanza ha le gambe fragili. Perché finché non si smetterà, da parte del Pd, di privilegiare l’alleanza atlantica, di stare in Europa col partito della guerra e del riarmo, sarà difficile parlare la stessa lingua con chi chiede democrazia, pane, pace e basta Nato. Il tempo stringe.

Questo NO è un impegno, una spinta a ricercare  un’alternativa a questa destra che fa paura. costruendo la rappresentanza di un blocco sociale imperniato sul mondo del lavoro e dei lavori.

Se si pensa di rispondere con brodini moderati, allora Giorgia e la sua fiamma magica potranno governare ancora.

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