Lista Grasso, un Pd dal volto umano?

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di Vindice Lecis

Trovo arguta e calzante la definizione affibbiata da un collega dell’Huffington Post alla “Cosa” guidata da Grasso, nominato per acclamazione – alla fine di una cerimonia – alla testa di Liberi&Uguali: cioè quella di un Pd dal volto umano. Aggiungerei, a completamento, anche la definizione meno fulminante ma più politica, quella di sinistra moderata. Consiglierei dunque meno acritico entusiasmo e più accortezza (oltre che un po’ più di sopportazione alle critiche) a quanti stanno aderendo alla nuova Cosa (Lista? Movimento? Federazione? Cantiere?). Entuasiasmo certo necessario per rinvigorire e animare militanti (ho letto cose del tipo: era dai tempi del pci che non vedevo etc … ) ma che se sparso a piene mani potrebbe alzare alcune cortine fumogene.

Anzitutto sul programma. Non si tratta di una questione di poco conto ma la risposta alla domanda sul perché alla sinistra del Pd non c’è una sola aggregazione. Riprendo da un lungo e interessante articolo di Tomaso Montanari – capo di Libertà e Giustizia – sull’Huffington alcune sue frasi. “Un aneddoto, che serve a spiegare cosa intendo. Nella prima versione di un lungo testo che Guglielmo Epifani (incaricato da Mdp della trattativa per quel manifesto) ci propose, si leggeva questa imbarazzante frase: Vanno eliminate le forme contrattuali più precarie, e i contratti a termine privi di casuale, il lavoro precario deve essere più costoso per l’impresa rispetto a quello stabile, e vanno introdotti elementi di costo aggiuntivi per le imprese che non rinnovino o stabilizzino. i contratti a termine. Quello stesso giorno, per puro caso, Papa Francesco aveva detto: Anche il lavoro precario è una ferita aperta per molti lavoratori (…). Precarietà totale: questo è immorale! Questo uccide! Uccide la dignità, uccide la salute, uccide la famiglia, uccide la società. Lavoro in nero e lavoro precario uccidono. E niente: è tutto qua. La distanza abissale tra il linguaggio del Papa e quello dell’ex segretario della Cgil è la distanza che una nuova Sinistra avrebbe dovuto esser capace di coprire”.

E io aggiungo: quale è il giudizio sulla riforma Fornero votata dal Pd di Bersani a suo tempo? Inoltre non basta dire stop al jobs act se ci si accontenta di piccoli accorgimenti semantici come quelli riportati prima. Cerco una critica radicale e severa all’Europa del pareggio di bilancio e del fiscal compact e non la trovo. Il programma è moderato e non certo animato dal soffio di una necessaria radicalità che, invece, servirebbe a definire la sinistra italiana e smuoverla dalla melma del blairismo. La fortissima presenza di Mdp nella nuova aggregazione sembra l’elemento di freno a una critica severa ai governi di centro sinistra in tutte le sue varianti.

L’ultima ambiguità riguarda i soldatini smarriti di Pisapia. Ora che Campo Progressista si è dissolto, coloro che avevano scelto quel vascello per ottenere una sicura ricandidatura in una sinistra non degna di questo nome e stampella del renzismo, sembra stiano bussando alla porta di Grasso. Eppure il progetto di Pisapia era opposto o quasi a quello di L&U. Vedremo se i Furfaro o i Ferrara – mesti epigoni del bertinottismo l’incubatore delle persone più volubili e voltagabbana della sinistra –  saranno riammessi. Bersani ha già detto che lo saranno.

 

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